venerdì 13 giugno 2008

La democrazia diretta non è il bene assoluto

Il cammino dell'Europa ha subito una (altra) battuta d'arresto, l'ennesima.

L'Irlanda, unico Paese tra i 27 dell'Unione Europea a scegliere la strada del referendum per l'approvazione del trattato di Lisbona, ha detto no (lo spoglio delle schede non è ancora finito, ma il risultato è schiacciante).


Photo of: minina007

Mi viene un po' da ridere leggendo le dichiarazioni di Calderoli e un articolo di Granzotto per il sito de Il Giornale.

Entrambi si pongono contro alle ratifiche di trattati internazionali tramite voto parlamentare, uno sostenendo che "I popoli, ancora una volta, hanno dimostrato di avere maggiore saggezza rispetto a governi e parlamenti", l'altro affermando che "su argomenti che investono la sovranità nazionale e di conseguenza l’essenza stessa della cittadinanza sarebbe doveroso ricorrere al referendum popolare". Proprio Granzotto sostiene che il referendum sia sicuramente una scelta d'obbligo: "Ne abbiamo fatto uno sugli orari dei negozi, figuriamoci se non sarebbe sacrosanto farne un altro sulla prospettiva che un bulgaro possa decidere cosa conviene a un italiano".

Scelta d'obbligo che, come ricorda il giornalista, è osteggiata dall'articolo 75 della Costituzione italiana, "che non ammette il referendum per le leggi di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. Un bel guaio, al quale mi auguro proprio che questa legislatura «costituente» metta riparo."

Ma veramente può essere considerato un bel guaio?

Io credo che i padri costituenti fossero molto più lungimiranti e intelligenti di quanto possiamo immaginare e, per questo, ogni volta che sento parlare di modifiche alla Costituzione, per quanto ce ne sia indubbiamente bisogno, entro in tachicardia.

È veramente un "guaio" che un popolo non possa giudicare su questioni che riguardano sì la sovranità nazionale, ma su cui è disinformato e, dunque, su cui non è preparato a giudicare?

Come fa notare Andrea Bonanni, di cui condivido pienamente l'opinione su questo argomento, il popolo non sempre ha "azzeccato" la scelta, soprattutto su temi molto importanti ma di difficile comprensione.

È meglio che 1000 dipendenti (impreparati su argomenti di mercato) decidano la politica di mercato di un'azienda o che sia un operatore veramente preparato a farlo?

Lo so, rischio di sembrare anti-democratico, ma talvolta l'eccesso di democrazia (l'erroneo impiego dello strumento referendario ne è un caso) è molto più vicino all'anarchia che ad una democrazia equilibrata. Cosa c'è di più confusionario di scegliere alla cieca, e di prendere decisioni delle quali non si è in grado di rispondere?

2 commenti:

Stra-quoto tutto: è evidente che la democrazia non è la forma di governo migliore in assoluto..

E fortunatamente la nostra Costituzione è di altissima qualità, ce ne sono poche al mondo di questo livello.

6/13/2008 5:23 PM  

Il problema è che se, invece, non c'è democrazia colui che ha il potere di decidere ed è preparato ma ha manie di grandezza e si trapotere finisce per instaurare una dittatura...e paradossalmente proprio lì si risvegliano le coscienze e tante persone riprendono ad interessarsi e a voler decidere della cosa pubblica, come i partigiani...corsi e ricorsi, da millenni

6/13/2008 8:54 PM  

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Azzerato il 1 maggio 2008

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